lunedì 30 settembre 2013

Linfociti trasformati per vincere leucemie e mielomi: una speranza italiana


Un team multidisciplinare di ricercatori guidato da Attilio Bondanza, responsabile dell'Unità di Immunoterapia delle Leucemie dell'Ospedale San Raffaele di Milano, grazie ad un finanziamento AIRC, ha messo a punto una nuova strategia per combattere la leucemia mieloide acuta e il mieloma multiplo. Lo conferma uno studio pubblicato su Blood: la nuova ipotesi di lavoro si basa sul ruolo dei linfociti T e in particolare sulla loro capacità di riconoscere antigeni espressi dalle cellule tumorali, moltiplicarsi in base a questo "stimolo" ed attaccare il tumore stesso. La tecnica messa in atto al San Raffaele punta ad aumentare il numero dei linfociti tumore-specifici, normalmente molto rari e non in grado di combattere con successo la malattia. Recentemente, studi clinici condotti negli USA hanno dimostrato l'efficacia di linfociti geneticamente modificati con dei recettori antigene-specifici chimerici derivati dagli anticorpi chiamati CAR ("chimeric antigen receptors") in tumori del sangue a basso grado di malignità, come la leucemia linfatica cronica. I ricercatori del San Raffaele hanno sviluppato nei laboratori un recettore chimerico specifico (appunto un CAR) per l'antigene CD44v6, espresso invece in tumori ad alto grado di malignità, come la leucemia mieloide acuta e il mieloma multiplo. Merito degli studiosi milanesi è stato quindi l'isolamento dei linfociti da pazienti affetti da leucemia o mieloma e la loro successiva modifica con il CAR mediante vettori virali. Grazie all'espressione del CAR, i linfociti si sono dimostrati dei killers tumorali molto più potenti, sia dei normali linfociti, che dell'anticorpo d'origine, dimostrandosi capaci di eliminare completamente i tumori dei pazienti in diversi modelli preclinici. La clinica in futuro dirà se questa strada potrà avere successo nell'uomo.

mercoledì 11 settembre 2013

Controllare l’asma, missione possibile

Controllare l’asma, missione possibile 

Materiale editoriale - Descrizione e modalità di aggiornamento

Quando una malattia è cronica la grande sfida si chiama aderenza alla terapia. A questa regola generale non sfugge certo l'asma bronchiale, patologia che necessita di un controllo costante e che purtroppo non sempre è adeguatamente gestita, tanto che più di un paziente su due è a rischio di episodi di fame d'aria. Questo problema pare interessare soprattutto l'età adolescenziale-adulta, visto che sui bambini vegliano con attenzione i genitori, soprattutto per un problema di errata percezione e per l'oggettiva difficoltà di sentirsi malati (e quindi di aver bisogno di terapie) nelle fasi di remissione. "Negli intervalli senza sintomi ci si "dimentica" di essere malati, salvo poi tornare a stare male quando l'esposizione a fattori allergizzanti ambientali o alimentari scatena un nuovo attacco - spiega Lorenzo Corbetta, coordinatore del Progetto Libra (Linee guida Bpco, Rinite e Asma)". Questa sottovalutazione della cronicità e della gravità potenziale della malattia viene chiaramente dimostrata nei fatti da un parametro indiretto ma efficace a render conto della situazione, ovvero il consumo di farmaci inalatori. Oggi in Italia in media un malato utilizza ogni anno tre confezioni di medicinali, contro le dieci-dodici di cui avrebbe effettivamente bisogno. E poi magari si trova a far ricorso a medicinali da assumere in emergenza, per tamponare la situazione. Oltre ai test per il controllo dell'asma, da fare magari ogni settimana, e alle App che ricordano di assumere il farmaco, gli esperti consigliano agli asmatici almeno una spirometria l'anno. Questo esame permette di capire come affrontare la malattia caso per caso, definendo il rischio di crisi e riacutizzazione del singolo paziente.