martedì 12 novembre 2013

Come comportarsi di Fronte all'ipotiroidismo

Come comportarsi di fronte all’ipotirodismo?
 Materiale editoriale - Descrizione e modalità di aggiornamento 

Riconoscere eventuali problematiche della tiroide è fondamentale per monitorare al meglio il benessere dei pazienti. In questo senso, fondamentale appare soprattutto ipotizzare un quadro, in particolare di ipotiroidismo spesso subclinico, anche in assenza di sintomatologia chiara. Secondo Marcello Bagnasco, docente di Medicina Interna all'Università di Genova "nelle persone avanti con gli anni un calo della funzione della tiroide potrebbe anche far pensare alla depressione o comunque ad un'involuzione e può anche peggiorare un eventuale stato di deterioramento psichico. Importante è anche definire con precisione il quadro in previsione di una gravidanza, perché un compenso ottimale dell'ipotiroidismo materno è necessario per uno sviluppo ottimale del feto". La gravidanza e il successivo puerperio sono comunque fasi della vita femminile che vanno monitorate con grande attenzione. La donna, infatti, può andare incontro a fenomeni autoimmuni con la formazione di anticorpi diretti contro le cellule della ghiandola e conseguente distruzione di tessuto tiroideo da parte del sistema immunitario. Il fenomeno porta a liberazione di ormone e quindi ad un lieve quadro di tireotossicosi cui fa seguito un quadro di ipotiroidismo che spesso è solo transitorio e rimane solo in una parte dei casi. Questa situazione compare verosimilmente per le modificazioni del sistema immunitario nel periodo che segue il parto ed appare legato al superamento della relativa depressione del sistema immunitario che si instaura in gravidanza, per far sì che il corpo materno possa "tollerare" il feto. Il rischio che si sviluppi un quadro di questo tipo, peraltro, non è bassissimo e va sempre tenuto presente. Secondo dati recentemente raccolti in Liguria più del quindici per cento delle donne che terminano la gravidanza può presentare la situazione, specie se la donna già prima della dolce attesa ha una positività per autoanticorpi specifici contro la tiroide nel sangue
Ipotiroidismo

giovedì 7 novembre 2013

Diabete e osteoporosi, il rapporto è complesso

Diabete e osteoporosi, il rapporto è complesso

E' davvero difficile da estrinsecare il rapporto che esiste tra diabete ed osteoporosi. Intuitivamente si potrebbe pensare che il calo ponderale consigliato nelle persone con diabete possa in qualche modo essere positivo per la debolezza ossea, ma non sempre è così, anche per particolari componenti metaboliche che non si possono sottovalutare. Mentre nel diabete di tipo 1 ad essere alterata è soprattutto la capacità di formare nuovo tessuto osseo - fatto che comporta un bilancio "negativo" a livello dello scheletro - nel tipo 2, paradossalmente la massa ossea risulta addirittura aumentata, ma ad essere compromessa è la qualità dell'osso. Quindi, in qualche modo, esiste una profonda differenza all'origine della comorbilità, che va sempre tenuta presente. Sotto l'aspetto biochimico infatti le fibre collagene presenti nella matrice dell'osso nella persona con diabete di tipo 2 subiscono una glicosilazione. In pratica quindi l'eccesso di glucosio registrabile con l'incremento della glicemia diventa una sorta di collante sulle proteine, che ne altera la qualità. A questo processo non sfugge certo il collagene. Il risultato di questa situazione è che l'osso può risultare addirittura maggiormente fragile ed esposto a fratture, a fronte di una densità ossea che può apparire aumentata. Se a questo si aggiunge che l'osteoporosi, così come il diabete di tipo II, tende ad aumentare con l'età e che con il passare degli anni cresce anche il rischio di cadute, il rapporto tra le due patologie appare ancora più stretto.
Diabete ed osteoporosi