sabato 15 febbraio 2014

Alcol e fumo uguali alla cannabis per gli adolescenti

Alcol e fumo uguali alla cannabis per gli adolescenti 

Materiale editoriale - Descrizione e modalità di aggiornamento


La ricerca dell'Inserm, Istituto Francese per la Salute e la Ricerca medica, è sicuramente destinata a far discutere. Per la prima volta, infatti, alcolici, fumo di sigaretta e cannabis vengono posti sullo stesso identico piano per quanto riguarda gli effetti sui giovanissimi. A tal punto gli effetti sarebbero pressochè sovrapponibili che gli esperti sottolineano fondamentalmente un aspetto: occorre tenere lontani i teen-agers da questi fattori esterni, visto che i loro effetti possono essere particolarmente pericolosi a quell'età, ben più di quanto si osserva negli adulti. Il consumo precoce di alcol, tabacco e cannabis in particolare accresce di molto il rischio di dipendenza e di danni conseguenti. Per gli esperti francesi, poi, non bisogna sottovalutare quanto oggi la scienza dica sugli effetti di queste sostanze assunte con regolarità in età giovanile. Ad esempio si sa che gli alcolci possono avere effetti estremamente significativi sul cervello del giovane, anche per l'ancora incompleta formazione dei sistemi detossificanti dell'etanolo. Gli stessi effetti sul tessuto cerebrale possono esserci anche in caso di consumo di cannabis, specie se questo è iniziato prima dei 15 anni di età. Per il fumo, ovviamente, l'elenco dei potenziali danni all'organismo in formazione è già noto da tempo. In base ai risultati degli scienziati dell'Inserm, peraltro, sarebbe sempre importante cercare di identificare i giovani a maggior rischio per affrontare al meglio la situazione. In questo senso, ad esempio, si sa che i teen-agers che hanno genitori con condotte di dipendenza sono più esposti allo sviluppo di queste condizioni, così come le difficoltà scolastiche possono "spingere" più facilmente verso il richiamo delle sostanze in questione.
Alcool e fumo

venerdì 14 febbraio 2014

Nanotech per combattere il cancro

Nanotech per combattere il cancro 

Materiale editoriale - Descrizione e modalità di aggiornamento

Preservare le parti sane del corpo concentrando l'azione del farmaco ad azione citotossica esclusivamente nelle aree in cui ci sono cellule neoplastiche. Sembra un sogno poter programmare approcci terapeutici di questo tipo, ma siamo già nel mondo della realtà grazie ai "nano-trasportatori" intelligenti, che si fanno carico di trasportare il farmaco anti-neoplastico esattamente dove serve, evitando che gli effetti della molecola si disperdano nell'organismo. Un esempio di questa innovativa strada di ricerca viene dagli studi dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e del CNR: la ricerca condotta dagli scienziati romani è stata pubblicata sulla rivista Nanoscale e conferma come ormai si sia già andati oltre i primi studi eseguiti solo su modelli sperimentali. I ricercatori romani sono infatti già arrivati ad applicare questo approccio, per ora non disponibile in clinica, sul melanoma, al fine di potenziare l'azione del chemioterapico cisplatino associato ai nanovettori. Questi vengono "costruiti" a partire da una proteina umana, la ferritina, che ha la capacità di essere biodegradabile e per nulla tossica per il corpo. In pratica la ferritina funzione da trasportatore di farmaco. Per far sì che possa essere in grado di rilasciare il chemioterapico esclusivamente nelle parti desiderate, la ferritina viene dapprima aggregata ad un anticorpo monoclonale specifico per le cellule del melanoma. Poi, quando ha a disposizione questo guida che lo porta esattamente all'obiettivo, il nanovettore viene caricato con il farmaco che viene quindi rilasciato esclusivamente là dove davvero serve. Il risultato che si spera di ottenere in futuro è duplice: da un lato rendere più efficace il trattamento, dall'altro limitarne la tossicità.
Combattere il cancro