giovedì 16 maggio 2013

Malaria e viaggi, si punta a prevenzione personalizzata

Malaria e viaggi, si punta a prevenzione personalizzata 

Materiale editoriale - Descrizione e modalità di aggiornamento 



Circa 700 casi l'anno, con mortalità dell'1-2 per cento. Questa la situazione epidemiologica della malaria in Italia, che è quasi sempre legata a trasferte nelle zone endemiche della malattia come l'Africa subsahariana, l'Asia centro-meridionale la fascia tropicale dell'America latina. Per contrastare i rischi si punta alla prevenzione tramite assunzione di antimalarici, che elimina le possibilità di contagio di oltre il 95 per cento. E proprio sulla profilassi farmacologica hanno fatto il punto gli esperti della Società Italiana di Medicina Tropicale, valutando come ci siano persone che assumono regolarmente gli antimalarici e altre che invece non seguono questa forma di prevenzione, soprattutto per evitare gli effetti indesiderati legati ai loro effetti. Sulla scorta di queste osservazioni, gli esperti puntano ad una prevenzione personalizzata. "Bisogna considerare preventivamente e di volta in volta quando è meglio fare il trattamento e quando lo si può evitare - fa sapere Guido Calleri, coordinatore del Gruppo di lavoro che ha preparato le linee-guida nazionali". Il rischio di malaria varia infatti anche in base a diversi altri elementi: l'itinerario del viaggio, visto che in montagna e nel deserto non ci sono zanzare, la stagione, la presenza di sistemi protettivi. La profilassi viene consigliata tassativamente solo per chi va in Africa sub-sahariana, in Birmania e nell'Indonesia orientale, in Oceania e in piccole zone dell'Amazzonia.

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